lunedì 12 settembre 2016

Liberami (F. Di Giacomo, 2016)

E d'un tratto l'epifania. Il film della selezione di Venezia 2016, proposta da MyMovies, che più mi è piaciuto (al momento). 

Si tratta di Liberami, di Federica Di Giacomo, un documentario che racconta parole, opere e omissioni di Padre Cataldo (e un altro paio di compagni d'avventura), esorcista di stanza a Palermo, e idolo dei fedeli. Un film (in)credibile, al quale - letteralmente - ti rifiuti di credere, che mostra il rapporto tra religione e magia al Sud (ma non solo, come si vedrà alla fine), cinquantasette anni dopo il libro di Ernesto De Martino.

In una Sicilia che emerge da una poíesis eterna, seguiamo le storie di una serie di persone che si ritengono (o sono ritenute) possedute dal demonio, e si rivolgono ai servigi di Padre Cataldo per risolvere il loro problema, il quale è persino disposto a esorcizzare al telefono (prodigi dello smartphone!) pur di accontentare i suoi tantissimi questuanti.

Liberami è un documento interessantissimo, per certi versi prezioso ed eccitante. Una finestra su un sottosuolo sociale, alimentato da riserve d'ignoranza inesauribili, che è molto più vicino a noi di quanto si possa immaginare. Dopo la fine del sacro, e il suo riapparire in veste new age, ecco tornare una superstizione d'antan, con tanto d'acqua (benedetta), sale e altri condimenti assortiti.

La cinepresa di Federica Di Giacomo, non sottolinea, non commenta, non mette accenti. L'assurdo prende forma spontaneamente, senza quasi adoperare alcun espediente espressivo. Si tratta d'una rappresentazione oscena, nell'etimo, che mostra ciò che dovrebbe rimanere fuori dalla scena. Tanto, troppo. Una "posseduta", spiata a parlare della sua esperienza con un altro fedele, ne è perfettamente consapevole, ma riconosce l'effetto liberatorio di questa pubblica ordalia.

Gli esorcismi collettivi di Padre Cataldo, durante la messa, non possono non suggerire l'allestimento di un grande psicodramma collettivo, in un setting che gli conferisce legittimità. Le storie dei tanti fedeli che accorrono alla messa denunciano gli effetti perversi di famiglie disfunzionali, dipendenze, solitudini imputridite, malattie sociali e del corpo. In alcuni casi, i consigli di Padre Cataldo (autorità carismatica weberiana) costituiscono una surroga, un placebo sintomatico ai fallimenti della medicina (che sembra non funzionare bene neanche per lui), la quale non guarda più alla persona. Sullo sfondo aleggia anche quell'intimo nesso tra religione ed erotismo, di cui aveva parlato Bataille in un suo classico lavoro.

A parte un paio di sequenze, in cui Friedkin e l'Esorciccio sembrano pericolosamente fare capolino, Liberami è un film quadrato, onesto, quasi entomologico, montato e fotografato in modo eccezionale, e che, proprio per la sua onestà, lascia trapelare un messaggio agghiacciante. L'occhio (e ancor di più la prospettiva) della macchina da presa svela i trucchi da prestigiatore, coglie l'involontaria comicità dei rituali, registra impietoso lo sberleffo celato dei preti. Il finale con il corso di formazione per esorcisti di tutto il mondo (esiste davvero!) apre, poi, ad un mondo inaudito: i dati sul mercato dell'esorcismo contemporaneo sono sbalorditivi. 

No, non ci sono né buoni né cattivi nel film. Sale, tuttavia, incontrollabile, un'enorme "empathy" for the Devil, per parafrasare i Rolling Stones. Chapeau. 4,5/5

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